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Bet2Future

Perché Accontentarsi del Presente Quando il Futuro è lì ad un Passo?

Un progetto per chi crede nel potere dei sogni e nella magia dell'innovazione. Qui, il futuro non è solo un'idea, ma qualcosa su cui scommettere, quasi a portata di mano per essere esplorato e vissuto.

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e buona lettura

Località Italia del Nord — Autostrada A4, Milano → Padova
Tempo Primavera del 1999
Mezzo di Trasporto Auto
Autostrada A4 — Primavera 1999 // A4 — Milano → Padova — 1999
Alessandro Ottogalli // Alessandro Ottogalli — Fondatore

Sono passati 21 anni da quel giorno primaverile del 1999 in cui ho potenzialmente fregato il tempo, la storia e forse, la morte. Il punto è che non ne sono sicuro per il semplice fatto che manca l'ultimo passaggio, quello scatto finale che mette in moto il meccanismo intero e che per 21 anni non ho mai voluto fare. Finora.

Non ricordo il giorno esatto della settimana ma ricordo che ero in autostrada e stavo rientrando verso casa con un viaggio di un paio d'ore, faceva caldo e la mente vagava come suo solito esplorando diversi confini dell'immaginazione, un passatempo che coltivo da sempre e che mi ha permesso di superare indenne numerose situazioni di noia quando giravo per il mondo in solitaria ed incappavo nelle inevitabili soste forzate in qualche aeroporto o in qualche stazione.

"Quel giorno in auto stavo riflettendo sulla velocità con cui la tecnologia si stava evolvendo in quegli ultimi giorni di millennio."

In pochi anni avevamo fatto passi enormi che avevano visto il diffondersi della tecnologia cellulare e la nascita di internet per le masse. La quantità di innovazione e di informazione seguiva ritmi di evoluzione esponenziali che rendevano psichedelico anche solo immaginare cosa sarebbe potuto accadere di lì a breve. So che oggi può sembrare incredibile guardando l'involuzione troglodita data dai social attuali, ma a quel tempo il futuro appariva pieno di meraviglie tutte da scoprire.

La dotazione naturale di un'immaginazione dopata mi ha sempre permesso di "crearmi" dei meravigliosi film mentali senza nessun aiuto esterno e quel giorno, pur partendo da considerazioni molto pragmatiche e realistiche, mi sono ritrovato a correre avanti nel tempo provando ad immaginare come sarebbe stato il mondo dopo 50 anni, o 150, o ancora 400. A questo punto però perché non provare a pensare davvero in grande? Come avrebbe potuto essere il mondo dopo 1.000/5.000/100.000/500.000 anni? A quel punto il mio lato nerd appassionato fin da bambino di fantascienza ha preso il sopravvento.

Mi sono ritrovato ad essere in balia di mille futuri possibili, alcuni terribili ed altri meravigliosi, futuri dove la specie umana si era evoluta in modi e maniere fantastiche (sì, lo so, vedo i social e ovviamente oggi sono un tantino più pessimista), futuri di esplorazione spaziale, di tecnologie incredibili ma anche incredibili scoperte scientifiche e risposte a mille domande. Un caleidoscopio di aspettative e curiosità da togliere il fiato, millenni di spinta esplorativa programmati geneticamente che reclamavano la loro fame di sapere.

Ed è stato in mezzo a quel palleggiare tra mondi diversi divisi da sipari onirici che mi sono ritrovato ad essere profondamente, decisamente ed incredibilmente, incazzato. Ma incazzato vero — e nervoso — e infastidito ma soprattutto, incazzato, nero!

Il senso di frustrazione dato dalla consapevolezza di non poter avere quelle risposte, di non poter vedere cosa sarebbe successo in tutti quei futuri, è arrivato come un calcio alle parti basse con un'intensità da togliere il fiato. Frustrato ed incazzato. Ottimo risultato per un viaggio di poche ore.

Ora, essere frustrati ed incazzati è una condizione tendenzialmente fastidiosa soprattutto quando non si è ancora a metà strada. La prospettiva di passare il tempo rimanente a farmi girare i gioielli di famiglia non era delle più allettanti, quindi ho cercato di staccare la testa dalla causa del mio malessere.

Ho provato a chiamare qualche amico per fare due chiacchiere — nel 1999 potevo farlo agevolmente visto che la tecnologia mi aveva regalato la possibilità di utilizzare un telefono mentre viaggiavo. E ci risiamo: la mente torna lì, la tecnologia, il futuro, la meraviglia e l'incazzatura. Tanto più che nessuna delle persone chiamate in quel momento ha risposto. Ovviamente.

Ricordo che avevo un fantastico impianto Pioneer di ultima generazione con navigatore GPS incluso. Il sistema utilizzava la triangolazione di ben 8 satelliti per avere una precisione quasi assoluta ed era una meraviglia — non fosse per il fatto che in centro a Milano ti avvisava della svolta sempre una cinquantina di metri dopo averla superata. Pensando alla tecnologia sono tornato al punto di partenza con relativa frustrazione ed incazzatura.

Ho provato di tutto per uscire dal loop ma non si scappa dal futuro: ogni cosa sembrava messa lì apposta per ricordarmelo, da Messenger alle video chat zoppe per colpa di connessioni troppo lente ma in via di miglioramento. Mancando ancora un'ora all'arrivo e non volendo passarla incazzato e frustrato, non mi restava altro da fare che cercare di trovare una soluzione al problema che causava la frustrazione e l'incazzatura.

E così ho fatto.

Il principio è tutto sommato semplice: l'incazzatura derivava dal fatto che per colpa dei limiti dati dall'aspettativa di vita media, tutto quello che sarebbe accaduto dopo, diciamo 50 anni da quel momento, io non lo avrei potuto vedere per colpa di quella fastidiosa condizione conosciuta come morte. Quel difetto di progettazione che ci contraddistingue e che fa sì che una tartaruga possa vivere qualche centinaio di anni ma che a noi ci secca entro il secolo di vita. Quindi l'unica soluzione è non morire. Come dicevo, il principio è semplice.

Certo, non morire per 5.000 o 100.000 anni non è semplicissimo, però magari ci si può provare per ordini di grandezza come le centinaia. Magari altri lo stavano già facendo e negli anni a seguire avremmo potuto accedere a nuove tecnologie per aumentare l'aspettativa di vita. Ecco di nuovo il loop.

Qualcuno ci stava provando facendosi ibernare, ma il metodo aveva la fastidiosa prerogativa di dover morire per poterlo fare — un dettaglio che al momento non la rendeva l'opzione principale. Qualcun altro si affidava alla fede nella resurrezione, ma non sono cose che fanno per me. Avrei potuto cercare di inventare la macchina del tempo, ma essendo tendenzialmente un asino, dubito che avrei avuto molte possibilità di riuscirci.

Un'altra ipotesi: "caricare" la propria personalità, i propri ricordi e tutta la mente in un server. Alcuni libri di fantascienza lo immaginavano. Non sono sicurissimo che apprezzerei di osservare il futuro attraverso qualche forma di sensore, ma se il metodo permettesse anche di farsi "scaricare" in qualche sorta di simulacro, potrebbe essere un'interessante soluzione. Anche in questo caso però mi sa che non sarò io il protagonista di questa scoperta.

Opzioni finite. Incazzatura stabile, frustrazione fuori scala. Il lato positivo è che grazie alle masturbazioni mentali sulle possibili soluzioni il viaggio era quasi finito e mancavano pochi chilometri al casello di uscita.

Ed è in quel momento — quando il casello stava per essere visibile ad occhio nudo — che ricordo di aver sperimentato una specie di big bang intellettuale: la famosa lampadina che si accende. La stessa che devono aver provato i grandi geni della storia, con i quali condivido a malapena il carbonio di cui siamo fatti.

In una sorta di corto circuito cognitivo mi apparve in maniera limpida, sullo schermo del pensiero, la soluzione al mio problema. Talmente assurda da essere realizzabile anche da me. Talmente banale da essere plausibile. Talmente bella nella sua pulizia da essere affascinante. Totalmente assurda e indizio di problemi psicologici da non sottovalutare. Una vera scommessa con il futuro, come nelle migliori tradizioni.

Ho pagato l'uscita dal casello, l'incazzatura era passata insieme alla frustrazione perché la mente si era impegnata ad elaborare l'intuizione, ad osservarla sotto diversi punti di vista e a sezionarla per individuare dove si nascondesse l'immancabile fregatura. Poteva funzionare. Può funzionare. Mi serviva un notaio.

"Ciao Mario, grazie di avermi fissato l'appuntamento così velocemente, avrei bisogno di fare testamento... quello che mi interessa è il legato testamentario, una mia ultima volontà che vorrei che fosse passata ai miei eredi diretti ed indiretti che a loro volta la passassero ai loro eredi..."

"ALT" — mi ferma Mario il notaio. "La legge italiana non permette che qualcuno possa vincolare con un legato testamentario i gradi successivi a quelli diretti." In maniera lapidaria Mario il notaio stronca sul nascere le mie velleità. Mi comunica però che posso fare un testamento olografo dove richiedo quel che voglio.

A quel punto la figura di Mario il notaio diventa superflua, ma essendo amici ed essendosi incuriosito, mi chiede di spiegargli comunque le mie ultime volontà. Visto che avevo impegnato la sua agenda per un'ora ho deciso di portarlo a prendere un caffè e raccontargli il viaggio in macchina, i peregrinaggi mentali fino all'idea finale che gli ho descritto nel dettaglio.

La reazione del mio notaio di fiducia è stata da manuale in termini di aplomb e di puro pragmatismo nostrano. Mi guarda con sguardo affettuoso e mi dice testualmente: "Ale, se ne hai bisogno, io conosco uno bravo."

Sorrido e lo guardo senza rispondere. Una persona normale si sarebbe fermata lì. Mario il notaio no. Abbassa lo sguardo e si guarda le mani, rimane in silenzio per dei minuti che sembrano particolarmente lunghi, rialza lo sguardo a fissarmi ed io ricambio con uno sguardo neutro. Entrambi in silenzio.

Non so esattamente che viaggio abbia fatto Mario il notaio in quei minuti intensi. Quello che so è che ad un certo punto, sempre fissandomi, esclama con un tono sussurrato quasi avesse paura del suo stesso pensiero:

"...però, se hai ragione tu, ci hai fottuti tutti. Scrivilo quel testamento."

L'intuizione di quel giorno comprendeva la soluzione al problema di fondo — come fare per poter vedere come sarà il futuro remoto — ma includeva anche una opportunità per il presente. Come dicono alla roulette: "pieno, carrè e cavalli".

Sono passati 21 anni da quel giorno primaverile del 1999. Oggi, ad un anno dai miei primi 50 anni e a pochi giorni dai miei primi bypass cardiaci, ho deciso di rendere operativa la mia intuizione. A margine di questo scritto, redigerò il mio testamento olografo: il passaggio finale e fondamentale per avviare il processo.

Grazie per aver letto fino a qui.

NOTA 1: il testo precedente è stato scritto nel 2020 in piena crisi COVID-19, da allora sono passati altri 4 anni e la tecnologia continua a galoppare in maniera sfrenata.
NOTA 2: compatibilmente con eventuali lacune di memoria e al netto di alcune libertà stilistiche il testo precedente è completamente reale in ogni sua parte, incluse le reazioni di Mario il notaio.

Semplice
No?
No!

Presumo che chi ha letto la storia possa voler sapere quale fosse la famosa soluzione al problema di come poter vedere il futuro remoto. La soluzione, come si sarà intuito, sta nel legato testamentario ovvero nelle famose ultime volontà. Le mie recitano esattamente così:

"Chiedo ai miei eredi diretti ed indiretti di trasferire questa mia ultima volontà ai loro eredi diretti ed indiretti e così via seguendo il flusso del tempo così da tramandare questa mia ultima volontà come tradizione di famiglia e fino al giorno in cui arrivi alle orecchie del futuro pronipote che si troverà a vivere in un'epoca dove sia stata inventata la macchina del tempo o altro sistema equivalente che permetta di muoversi nelle pieghe temporali. A questo pronipote chiedo semplicemente di tornare indietro a prendermi in qualsiasi momento di sua scelta."

Prendetevi del tempo, riflettete con calma come ha fatto Mario il notaio più di 20 anni fa, lasciate che si sedimenti. In fondo si tratta di una banale scommessa: io semplicemente scommetto che inventeranno la macchina del tempo.

C'è chi scommette sull'ibernazione, c'è chi scommette sulla reincarnazione, io scommetto sulla possibilità di viaggiare nel tempo. Per questo motivo ho soprannominato questa idea, da 21 anni a questa parte, "Bet to (the) future" in omaggio e citazione al famoso film che ha accompagnato la mia generazione.

Può funzionare? Ovviamente sì.
Risolve il problema principale? Ovviamente sì.
È altamente probabile che si realizzi? No — ma dato un tempo abbastanza lungo le probabilità aumentano di molto.

L'unica cosa che non mi preoccupa è il tempo. E siccome stiamo scommettendo proprio sul tempo, chi se ne frega di quanto ce ne vuole.

I problemi però sono altri, perché quello che sembra così semplice, semplice non è. Le incognite sono molte: la mia linea di discendenza arriverà così lontano? Come saranno regolamentati i viaggi nel tempo? Come farà il mio pezzo di carta olografo ad arrivare intatto nelle mani giuste? E anche ammesso ci arrivi, avrò davvero un pronipote al posto giusto nel momento giusto che abbia la possibilità, la voglia, l'interesse di ripescarmi?

La risposta a queste domande costituisce il motivo etico e morale per cui, finora, non ho scritto il testamento. Quella che è la soluzione costituisce anche una opportunità visionaria per chiunque voglia condividere la mia scommessa — ma ha in sé un fattore di rischio legato alle debolezze umane.


Può
Fare

// altra citazione cara alla mia generazione — ma non da solo

Una fondazione
nel tempo

Clessidra futuristica

Adesso ti chiedo di seguirmi in una fantasia. Proviamo ad immaginare che esista una fondazione non a scopo di lucro che abbia l'obiettivo di durare nel tempo con una mission molto chiara:

"raccogliere e tramandare le volontà dei sognatori/scommettitori di oggi e garantire che la loro volontà venga esaudita utilizzando ogni mezzo necessario allo scopo".

Come potrebbe funzionare una fondazione di questo tipo? Potrebbe partire dalla raccolta delle adesioni degli scommettitori aspiranti viaggiatori e successivamente potrebbe occuparsi di creare delle regole basilari per "normare" i futuri viaggi e i presupposti per aver diritto ad effettuarli. Un po' come accaduto con le leggi della robotica di Asimov.

Dovrebbe raccogliere le quote di partecipazione dei sognatori/scommettitori ed investirle in maniera sicura e a lungo termine (molto lungo) così da creare la necessaria solidità finanziaria qualora servisse a finanziare i viaggi dei propri "soci". Se poi potesse contare sui lasciti di alcuni membri o su altre forme di raccolta finanziaria potrebbe creare un comitato etico/scientifico che avrebbe come obiettivo la selezione di ricerche e studi funzionali al progredire nel percorso di realizzazione dei viaggi nel tempo, così da finanziarli totalmente o in parte.

Nei prossimi anni potrebbe utilizzare i social per allargare il numero delle adesioni al progetto così da aumentare in maniera esponenziale la propria raccolta da investimento. A questo punto si troverebbe a dover affrontare il problema di come gestire un potenziale di milioni di aspiranti viaggiatori — ecco il dilemma etico e morale — ma anche a questi "problemi" esistono numerose soluzioni che possono essere esplorate.

Continuando ad immaginare possiamo vedere una fondazione molto solida che resiste nel tempo, nei secoli, che si porta appresso il bagaglio di volontà dei propri soci, che finanzia studi e magari crea direttamente delle ricerche dedicate. Possiamo vedere un intero movimento che si dipana nel tempo con lo scopo di gestire nel migliore dei modi non solo i desideri degli aspiranti viaggiatori, ma anche tutte le problematiche e le complessità che si affronteranno.

Possiamo immaginare che quando arriverà il momento sarà la fondazione stessa ad intraprendere i passi necessari per "tornare a prenderci" e poi, semplicemente la meraviglia. Dove volete andare? Futuro o passato?

Bene, siamo alla fine del racconto ed io ho optato per un approccio conservativo: da una parte il mio testamento olografo verrà redatto e lasciato al suo destino, dall'altra attivo questo sito per arrivare a te che leggi. Se sei qui è perché sei potenzialmente la persona giusta da coinvolgere.

Se in qualche maniera pensi di potermi aiutare a realizzare questo progetto sei il benvenuto in questa avventura. Se invece sei un potenziale sognatore/scommettitore e vuoi provare a metterti in gioco — accomodati. Se infine quanto scritto non ti interessa, poco male: magari conosci qualcuno potenzialmente adatto a cui farlo leggere.

Ehy, ELON, se sei tra quelli che sono arrivati a leggere fin qui, va da sé che tu ti puoi arrangiare — ma sii gentiluomo abbastanza per non piantarmi qui!

Il Progetto

La Nave del Tempo
Generazionale

La missione primaria del progetto è quella di creare un "veicolo giuridico" temporale, una sorta di nave generazionale per gli amanti della fantascienza, che provveda a raccogliere e mantenere tutte le "ultime volontà" dei soci ed investa risorse umane e finanziarie per creare i presupposti economici, etici, morali e tecnologici per ottemperare alle "ultime volontà".

Per centrare questo obiettivo di lungo termine è necessario raggiungere nel medio periodo una massa critica adeguata sia in termini finanziari che umani, in grado di creare e sovvenzionare la struttura giuridica necessaria.

FASE 01 — PRE

Costruire le Fondamenta

Vengono studiati, impostati e creati i presupposti per la creazione del progetto definitivo. Verrà creata la società operativa, il primo team di lavoro, tutti i principi e le regole, le procedure, le trasparenze e le garanzie necessarie.

FASE 02 — START

Il Veicolo Giuridico

Viene creata la fondazione che raccoglierà tutte le "richieste" di chi scommette, attiverà gli strumenti finanziari necessari a sostenere se stessa per un viaggio a lunghissima scadenza, e supporterà la ricerca scientifica incluso l'utilizzo di sistemi AI.

01 // FASE PRE

Pre-Launch

Nella fase PRE vengono studiati, impostati e creati i presupposti per la creazione del progetto definitivo. Verrà creata la società operativa che si occuperà di tutti gli aspetti commerciali, sociali e di marketing necessari al raggiungimento degli obiettivi. Verrà creato un primo team di lavoro e verranno create tutte le regole, procedure, trasparenze e garanzie necessarie. In questa fase la raccolta finanziaria servirà a finanziare in parte il raggiungimento degli obiettivi di fase ed in parte verrà accantonata per costituire la base di partenza della fase successiva.

02 // FASE START

Start

Nella fase START viene creato il "veicolo giuridico" — verosimilmente una fondazione — che raccoglierà tutte le "richieste" di chi scommette, attiverà gli strumenti finanziari necessari a sostenere se stessa per un viaggio a lunghissima scadenza, attiverà tutte le procedure tecnologiche necessarie a proteggere la missione, creerà i necessari comitati etico/morali e quelli scientifici. Si attiverà in maniera concreta per creare o individuare e supportare la ricerca scientifica necessaria, incluso ma non solo la creazione e l'utilizzo di sistemi AI per la risoluzione di problemi di fattibilità.

In maniera quasi paradossale chi parteciperà si troverà nella doppia posizione di Aspirante Viaggiatore del Tempo — in caso di scommessa vinta — ma anche di membro, e quindi viaggiatore del tempo fin da subito, della "Nave del Tempo Generazionale".

Di chi abbiamo bisogno?

Di quasi tutto. Se sei un sognatore come me e vuoi tentare la fortuna puoi semplicemente registrarti nel database di aspiranti time traveller (ATT). In un momento successivo, quando l'architettura di base del progetto sarà stata creata ed implementata, verranno valutati i candidati più idonei per entrare nel primo gruppo di ATT — gruppo con numero limitato di posti. Trovi maggiori info nella sezione UNISCITI.

Se invece senti che potresti far parte fondamentale del progetto portando competenze, aiuto e idee, mandaci il tuo CV con la descrizione di come vorresti entrare nel team:

Social Media Manager
Creativi
Avvocati
Esperti di Finanza
Gestori di Capitali
Fundraiser
Crowdfunding Experts
Marketing Specialist
Influencer
Futurologi
Scienziati
Esperti di Etica

I prossimi
100 anni

Torniamo ad immaginare e facciamo un passo oltre con la fantasia. Immaginiamo la prima parte del viaggio della nostra Nave del Tempo Generazionale, proiettandoci nei prossimi 100 anni. In questo periodo sarà fondamentale non solo sponsorizzare e investire nella ricerca scientifica e nelle tecnologie necessarie per raggiungere l'obiettivo, ma anche diversificare gli investimenti per creare il capitale necessario a finanziare i futuri viaggi nel tempo.

Questi investimenti saranno ovviamente di tipo finanziario, ma dovranno anche riguardare risorse primarie, materie prime, e partecipazioni in società funzionali ai nostri scopi. Dovremo garantire che le volontà dei soci fondatori e di tutti gli aspiranti viaggiatori possano procedere lungo la linea temporale fino al momento giusto, proteggerci da eventi avversi come guerre, catastrofi naturali, crisi economiche, sociali e climatiche.

Non basteranno i sistemi online, Internet o il Cloud per garantire questo. Tutti i backup, le volontà, le informazioni e le risorse dovranno essere replicate, duplicate e conservate con diverse tecnologie e soluzioni. Potremmo utilizzare bunker aggiornati o soluzioni come lo "Svalbard Global Seed Vault" — la banca mondiale dei semi, una gigantesca cassaforte scavata in un ghiacciaio in Norvegia, nelle isole Svalbard, a circa mille chilometri dal Polo Nord, dove si conservano e proteggono i beni più preziosi dell'umanità.

Immaginando ancora più avanti: la nostra Nave del Tempo Generazionale ha tutte le premesse per diventare centenaria, se non millenaria. Perché non aprire i nostri spazi e le nostre tecnologie per portare con noi nel tempo ciò che è utile e bello nel mondo? Biblioteche, raccolte di libri, il sapere in generale, banche dati del DNA — proprio come il Svalbard Global Seed Vault fa con i semi della vita.

Se siamo viaggiatori del tempo, iniziando questo viaggio reale verso il futuro, dobbiamo pensare in grande, in termini di "civiltà". Il progetto Bet To Future tenta di trasformare un sogno ad occhi aperti in una visione concreta. Solo unendo le visioni e le pazzie possiamo fare davvero la differenza e arrivare lontano nel tempo e nei risultati. Non vogliamo ritrovarci in un futuro distopico come in "Idiocracy". Il limite è solo la fantasia utilizzata per immaginare gli obiettivi.

Una situazione Win-Win

È una situazione win-win: a prescindere dall'esito della scommessa iniziale, viaggeremo comunque nel tempo, di persona o come lascito con un'impronta ben definita. So che può sembrare simile a un discorso settario, ma non c'è nulla di più lontano da una setta in questo progetto. Non facciamo proselitismo, ma aggreghiamo aspirazioni e visioni radicate nella realtà e nella quotidianità. Non facciamo atti di fede né ci affidiamo a qualche guru carismatico. Siamo sognatori pragmatici con il potenziale di fare qualcosa di grande e di bello, usando una scommessa come punto di partenza, niente di più.

Ogni religione cerca di risolvere il problema della brevità della vita umana, proponendo varie vie di fuga. Noi lo facciamo a modo nostro: scommettiamo sul tempo. La nostra scommessa è di tipo probabilistico e non fideista. Scommettiamo sullo sviluppo della tecnologia e della conoscenza, su noi stessi nel futuro, su ciò che stiamo progettando e seminando oggi.

Come "Entità" dobbiamo essere apolitici e laici — le credenze personali non sono affar nostro. Non siamo contro la religione, semplicemente non ci affidiamo alla fede. Spingeremo il più possibile affinché la scienza e la tecnologia ci aiutino a raggiungere il nostro obiettivo. Se non la vinceremo, avremo comunque creato qualcosa di positivo, lavoro, e una spinta verso il progresso.

Investendo nella scienza, vinciamo comunque.

La scienza può fare miracoli.

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Aspiring Time Traveler

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